Le food coop, come hanno provato a fare i GAS, cercano di rendere i prodotti sani più accessibili, rivoluzionando la logica del prezzo e cercando altri processi per abbattere i costi, senza compromessi sulla qualità e sull’etica della filiera
Per qualche strano gioco delle parti, il mondo radical chic e il mondo della sostenibilità ad un certo punto si sono incontrati! Dove? Al supermercato!
Risultato: il cibo sano è diventato una moda, costosa e poco accessibile a molti. Capita che un panino rischi di costare meno di una mela!
Un panino scadente, ultra-processato, fatto con ingredienti di dubbia qualità, che provengono da chissà dove e che hanno visto almeno un paio di continenti e molti stabilimenti produttivi, povero in nutrimenti.
Una mela che proviene dall’albero di un produttore locale ed è venduta da un piccolo fruttivendolo.
Insomma le logiche sono saltate e noi stessi ci siamo inconsapevolmente abituati alle nuove dinamiche, sempre meno propensi a spendere, per quella mela, più di quello che spendiamo per quel panino, che però costa davvero poco.
In mezzo a queste tendenze abbiamo disimparato come dare valore alle cose che mangiamo, entrando nell’ottica (virtuosa solo in apparenza) della caccia al sottocosto.
C’è qualcosa che non torna!
Certo non è una dinamica nata ieri ed è assolutamente riduttivo fermarsi ad un ragionamento legato alle mode per spiegare l’economia che determina i prezzi di mercato.
Ma forse una cosa che possiamo fare c’è: passare dal ragionamento sul prezzo al ragionamento sul valore.
È vero che la produzione di massa è riuscita ad ottimizzare i processi, abbattendo così i costi del cibo.
E questa sarebbe anche una cosa positiva se fosse sinonimi solo di maggiore accessibilità alle risorse. Invece è anche successo che:
- La produzione di massa ha abbassato drasticamente, insieme ai prezzi, anche la qualità del cibo
- Ci siamo abituati alla logica del sottocosto e della ricerca dell’affare… anche quando si tratta di alimentazione, senza pensare a quanto ci sta davvero costando quel risparmio economico in termini di qualità
Uno dei danni più grandi che ha fatto la grande distribuzione è stato quello di farci perdere la correlazione che c’è tra costo e qualità. Un prodotto ha sempre un costo e, se non lo stiamo pagando noi che lo acquistiamo, significa che lo sta pagando qualcun altro:
- Un lavoratore sottopagato
- Un terreno impoverito
- Un animale sfruttato
- …o noi stessi, che magari abbiamo acquistato a un prezzo basso ma abbiamo tra le mani un prodotto vuoto, senza alcuna qualità buona

Quindi si, a volte il cibo sano potrebbe anche costare di più, ma è importante capire perché e a cosa stiamo rinunciando quando perseguiamo la logica del prezzo basso.
Quindi? Dobbiamo arrenderci al fatto che una spesa sana è un salasso? Ovviamente no!
È anche da questi ragionamenti che è nato infatti il consumo critico, un pensiero che non è certo stato inventato da Alveare.
Da almeno 30 anni esistono, ad esempio, realtà come i GAS (gruppi di acquisto solidale) che cercano di rendere più accessibile il cibo sano.
In questo articolo cerchiamo di capire proprio che cosa hanno fatto i GAS e perché le food coop (come Alveare) possono essere una realtà alternativa ai gruppi di acquisto solidale, che continua la loro opera e cerca di farlo in modo anche più efficace e performante.
GAS e food coop: caratteristiche comuni e differenze
I GAS sono nati circa 30 anni fa come gruppi “informali” di persone, amici, famiglie… che si univano per acquistare insieme, secondo dei valori condivisi.
Oggi questa stessa filosofia vive nelle food coop che, a differenza dei GAS, possono contare anche su una struttura, delle competenze, un luogo fisico, per una gestione più organizzata del progetto.
Una food coop ha un luogo fisico permanente dedicato. Proprio come Alveare Emporio: un punto di riferimento stabile, luogo di incontro, dove si fa la spesa ma si costruiscono anche relazioni e comunità.
A differenza dei GAS inoltre, se si fa la spesa in una food coop non è necessario comprare grandi quantità di prodotti o fare una programmazione a lungo temine degli acquisti.
Questo allarga la platea di consumatori che possono avere accesso ad una spesa sana.
È proprio quello che cerca di fare Emporio Alveare.
Non è semplice: una realtà giovane e di piccole dimensioni non ha una grande forza di contrattazione, però ci sono tanti produttori locali che appoggiano e apprezzano il progetto. Questo ci consente di essere assolutamente concorrenziali su tanti prodotti di uso quotidiano.
E più numerosi saremo, più diventeremo grandi, più competitivi saremo!

GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) e Food Coop (Cooperative Alimentari) sono entrambi modelli di acquisto collettivo che promuovono un consumo più consapevole, sostenibile e solidale. Presentano alcune differenze fondamentali.
Ecco quali sono:
Organizzazione
GAS: Nascono spontaneamente tra un gruppo di persone che si riuniscono per acquistare insieme. La struttura è spesso informale, basata sulla fiducia reciproca e sull’autogestione.
Food coop: Sono vere e proprie cooperative con una struttura organizzata e un’identità giuridica. I soci conferiscono un capitale sociale e partecipano attivamente alla gestione della cooperativa, assumendo ruoli decisionali e operativi.
Dimensione
GAS: Generalmente hanno un numero limitato di soci, creando un clima di convivialità e condivisione.
Food Coop: Possono avere dimensioni variabili, da piccole realtà a cooperative più grandi con centinaia di soci.
Assortimento
GAS: Si focalizzano principalmente su prodotti freschi e di stagione provenienti da produttori locali, spesso biologici e a filiera corta.
Food Coop: Offrono una gamma più ampia di prodotti, includendo anche generi alimentari non deperibili, prodotti da forno, detersivi e altri articoli per la casa, non solo alimentari.
Gestione
GAS: Le attività sono gestite dai soci stessi, che si occupano degli ordini, del ritiro dei prodotti e della distribuzione tra i membri.
Food Coop: C’è un consiglio di amministrazione eletto dai soci, che avvalendosi di personale dipendente e/o volontario (gli stessi soci), si occupa degli aspetti organizzativi, logistici e amministrativi.
Partecipazione
GAS: Richiede un impegno attivo da parte dei soci, che partecipano alle riunioni, alle attività di ordinazione e ritiro dei prodotti.
Food Coop: La partecipazione può essere più flessibile anche se la vita dell’Emporio è letteralmente nelle mani dei suoi soci: maggiore è il loro coinvolgimento, non solo facendo la spesa ma anche nella gestione del negozio e nella vita di cooperativa, migliore sarà il suo funzionamento.
In Alveare Emporio i soci prestano mensilmente circa 3 ore di lavoro volontario per occuparsi delle varie attività del negozio (allestimento scaffali, pulizie…). Ci sono anche dei gruppi di lavoro di cui è possibile far parte (amministrazione, comunicazione, prodotti, gestione soci…) per dare il proprio contributo.
Punti in comune tra GAS e food-coop
- Entrambi i modelli promuovono un consumo più consapevole e responsabile, valorizzando i prodotti locali, la stagionalità e la produzione sostenibile
- Favoriscono la filiera corta, riducendo gli intermediari e creando un legame diretto tra consumatori e produttori
- Supportano l’economia locale e l’agricoltura sostenibile.
- Offrono prodotti di qualità a prezzi accessibili.
- Creano un senso di comunità e di appartenenza tra i soci.
Entrambi i modelli offrono un’alternativa valida al consumo tradizionale, promuovendo valori di solidarietà, sostenibilità e consumo consapevole, cercando di rendere più accessibile il cibo sano.
La nostra food coop fa parte di un movimento di mobilitazione destinato a fare rumore: sono sempre di più infatti i circuiti locali territoriali, i mercati contadini, le food coop stesse, tutti meccanismi di distribuzione parallela destinati a diventare un’alternativa sempre più forte alla grande distribuzione organizzata.